
Le Letture MemorizzArte rappresentano il punto di incontro tra la ricerca accademica e le strategie pratiche per comprendere e potenziare la memoria. In questa pagina, condivido approfondimenti, saggi e articoli tematici che ho scelto per esplorare ii tema della memoria (e dell'oblio) attraverso un prisma multidisciplinare, dalla psicologia alle neuroscienze, dalla filosofia alla letteratura.
Ogni testo si conclude con le riflessioni di Mnemofantina, la mascotte di MemorizzArte: è lei, con la sua voce semplice e disarmante, a offrire la chiave per cogliere come la teoria possa tradursi in pratica, mostrando l’efficacia dell’arte della memoria nella vita di tutti i giorni.

Nel libro I sette peccati della memoria (The Seven Sins of Memory), lo psicologo americano Daniel L. Schacter descrive sette modi tipici in cui la memoria umana può fallire: transience, absent-mindedness, blocking, misattribution, suggestibility, bias, persistence. Non si tratta di difetti patologici, ma di effetti collaterali di un sistema di memoria che, proprio perché efficiente, selettivo e adattivo, non registra tutto allo stesso modo.
Soffermiamoci sulla distrazione (absent-mindedness), probabilmente il "peccato" più familiare e più temuto. Per Schacter non riguarda tanto il perdere i ricordi nel tempo, quanto il fatto che non prestiamo abbastanza attenzione mentre le cose accadono, oppure che non intercettiamo il segnale giusto al momento del recupero. In altre parole: non ricordiamo perché non abbiamo davvero dato quell'informazione alla memoria.
Un esempio classico è quello degli occhiali. Li appoggiamo su un tavolo o sul divano mentre pensiamo ad altro e, pochi minuti dopo, iniziamo a cercarli ovunque. In realtà non li abbiamo dimenticati: semplicemente, l’azione è avvenuta in automatico, senza una vera registrazione nella memoria.
A volte la distrazione può avere conseguenze ben più gravi. Schacter racconta il caso reale di un musicista che appoggiò per un attimo un prezioso violino Stradivari sul tetto dell’auto. Distratto da altri pensieri, partì senza accorgersene. Lo strumento andò perduto per oltre vent’anni. Anche in questo caso, il problema non era una memoria “debole”, ma il mancato aggancio tra ciò che era stato fatto e il momento in cui sarebbe servito ricordarlo.
La distrazione colpisce in modo particolare la memoria prospettica, cioè la capacità di ricordare ciò che dobbiamo fare in futuro: fare una telefonata, rispettare una scadenza, prendere una medicina. Quando questa memoria fallisce, non sembriamo solo smemorati, ma poco affidabili.
Come possiamo allora difenderci dalla distrazione? Le ricerche suggeriscono alcune strategie semplici ma molto efficaci:
Ridurre il multitasking nei momenti cruciali. Fare molte cose insieme indebolisce la registrazione delle informazioni.
Rendere intenzionali le azioni: fermarsi un secondo e verbalizzare mentalmente ciò che si sta facendo (“metto le chiavi qui”).
Trasformare i compiti basati sul tempo in eventi: invece di “alle 20 prendo la medicina”, collegarla a un’azione abituale (“dopo aver lavato i denti”).
Usare promemoria esterni, come appunti o allarmi, ma in modo intelligente: devono essere chiari e visibili nel momento giusto (Schacter cita l'esempio della segretaria che gli ha mostrato un promemoria scarabocchiato su un Post-it con solo la parola "Nat". Al momento del richiamo, lei non aveva assolutamente idea di chi o cosa volesse dire con quel nome...).
Per Schacter, come tutti i peccati della memoria, anche la distrazione ha un lato utile e adattivo. Permette al cervello di funzionare con rapidità nelle attività di routine, risparmiando energia mentale e liberando risorse per ciò che è davvero importante. La distrazione agisce come un filtro naturale: ignora i dettagli irrilevanti ed evita il sovraccarico cognitivo. Diventa un problema solo quando è eccessiva o non gestita. Capire come funziona non serve a “eliminarla”, ma a usarla meglio, rendendo la memoria più affidabile nella vita quotidiana. E tu, Mnemofantina, cosa ne pensi? 👇

Ho capito una cosa importante: se voglio ricordare bene, la mia mente deve esserci davvero. Per questo voglio imparare sempre meglio le mnemotecniche. Non mi servono solo a ricordare più cose, ma aiutano a stare davvero attenti e a fare due cose fondamentali: registrare bene le informazioni (il professore la chiama "codifica") per poi ritrovarle quando mi serviranno (il "recupero"). Quando le uso, non faccio le cose in automatico e non rischio di perdere... il mio Stradivari!